Non sono un’esperta di organizzazione aziendale, ma ho lavorato sempre come free-lance e ho sperimentato molte tipologie di team di lavoro; credo di poter aiutare le start-up nell’organizzazione del proprio team di lavoro descrivendo la mia esperienza e dando qualche dritta.

Nei secoli scorsi le teorie filosofiche positiviste, che determinano una concezione dell’uomo pessimistica, portavano a credere che:
  1. Gli uomini preferiscono essere diretti piuttosto che avere la libertà di decidere e di agire
  2. La loro motivazione è fondata sulla sola soddisfazione dei loro bisogni economici e di conseguenza il sistema compensativo deve essere di natura esclusivamente monetaria
  3. Gli uomini non amano per loro natura lavorare, quindi i quadri dirigenti devono dirigerli con fermezza ed equità

Sbagliato!!! Oggi sappiamo che è vero il contrario!

Dalla metà del secolo scorso si comincia a teorizzare “il fattore umano” nella produttività e a valorizzare il benessere del lavoratore, la sua sicurezza, la sua soddisfazione professionale.
Ma oggi stiamo andando oltre: la quarta rivoluzione industriale sta stravolgendo la classica struttura aziendale che aveva:

  1. un vertice strategico,
  2. una sostanziale linea intermedia con numerosi manager di coordinamento,
  3. il nucleo operativo.

I sistemi di automazione, che hanno modificato il lavoro in fabbrica, stanno entrando anche nelle piccole imprese. Il cloud system sta velocizzando e ottimizzando la linea intermedia rendendo obsoleti alcuni ruoli di controllo, di organizzazione e supervisione.

Perché restare ancorati all’organizzazione classica del team di lavoro dunque?

Grazie a software gestionali sempre più specialistici e performanti, molte fasi organizzative e di produzione possono essere automatizzate. (vedi puntata Report sulla quarta rivoluzione industriale, interessante…) Si può quindi delocalizzare qualsiasi fase produttiva, ingegnarsi su come ridurre i costi del personale e i costi fissi di gestione. Ma vediamo le possibilità organizzative di base e mettiamoci nei panni del collaboratore.

Ormai non esiste solo il lavoro da remoto (o telelavoro) e il classico lavoro in ufficio, ma molti tipi di organizzazione di team di lavoro. Vediamone i pro e i contro:

  1. Lavoro in ufficio: il team che lavora all’interno della stessa sede fisica è facilitata nella comunicazione interna, ma non ha piena libertà di orari e movimenti. Deve interagire con il collega, simpatico o antipatico che sia, in maniera diretta e continua. Spesso deve sgomitare contro il raccomandato, orientarsi tra fazioni e sindacati, sorbirsi iter burocratici e regolamenti soffocanti;
  2. Piccoli gruppi in piccole sedi: alcune organizzazioni prevedono piccoli team che interagiscono tra loro. Possono collaborare insieme in un progetto, o lavorare indipendentemente e coordinarsi solo in alcuni aspetti aziendali. Credo sia la strategia migliore, soprattutto per le attività nascenti che prevedono l’offerta di servizi o di prodotti artigianali o semi-artigianali, in cui ogni gruppo è specializzato nel suo lavoro e non ha bisogno di essere diretto o supportato. Squad lavora così. Ogni gruppo di lavoro è specializzato in video o web o stampa… e segue il cliente in maniera indipendente. Si può anche collaborare con un altro gruppo per coordinare la lavorazione in un progetto unico, per esempio nella progettazione di corporate identity e web, in cui il coordinamento dell’immagine aziendale deve essere sempre rispettata. In casi del genere il progetto viene coordinato da un professionista della grafica e non da un manager. Squad non ha manager nel suo team di lavoro. Ovviamente questo tipo di organizzazione prevede l’utilizzo di un sistema centrale operativo e amministrativo on-line con cui ogni gruppo si interfaccia;
  3. Core team e collaboratori da remoto: perfetta per abbattere i costi, simile al punto 2, ma con una differenza sostanziale: il core team è esclusivamente manageriale e organizzativo. Può andar bene a patto che i dirigenti conoscano approfonditamente i vari aspetti produttivi, in modo da gestire in maniera equilibrata il rapporto tra il cliente (o acquirente) e il reparto operativo;
  4. Rete di professionisti: qui ogni componente del team è dislocata in posti diversi e la maggior parte della comunicazione interna avviene online. Difficile, molto difficile… si tende a perdersi in chiacchiere on-line. Ma può funzionare in progetti che necessitano esperti sparsi per il mondo uniti da un sogno, come nella creazione di open source e simili.

Certo non esistono organizzazioni perfette: la comunicazione diretta è importantissima e non ci sono skype, google drive, dropbox che tengano per un coinvolgimento e una chiarezza costante. Ma credo che prima di tutto bisogna migliorare sé stessi e il proprio modo di comunicare, di persona e non, e che sia possibile abbattere i costi organizzando una buona comunicazione a distanza tra piccoli gruppi di lavoro. Soprattutto credo si possa crescere molto sfruttando le nuove possibilità che la tecnologia ci offre oggi! Poi per le amicizie e la socializzazione c’è sempre il ristorante, molto meglio dell’ufficio! 😀

“Ogni poche centinaia di anni, nella storia occidentale avviene una trasformazione radicale. Nel giro di poche decadi, la società riorganizza se stessa, le sue concezioni del mondo, la sua struttura politica e sociale, le sue arti, le sue istituzioni fondamentali. Cinquant’anni più tardi, c’è un nuovo mondo.
E la popolazione nata allora non potrà nemmeno immaginare il mondo in cui i suoi nonni vissero e nel quale i loro stessi genitori nacquero. Noi stiamo vivendo al momento proprio nel mezzo di una tale trasformazione.”
Peter Drucker da “Post-Capitalist Society”, 1993
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Sono graphic designer, UX designer, web designer... ma anche content editor e social manager. Anche con la SEO non me la cavo male... insomma una onebandwoman 😀